UN MARE DI NOTE CONTRO UNA MONTAGNA DI MERDA

Sembrava ieri. Il nostro immaginario era pieno di Dalla Chiesa, Rita Atria, Saviano e le sue denunce sulla Camorra, di Peppino Impastato immortalato nei film e nella canzone dei Modena City Ramblers, i Cento Passi.
Era un immaginario forte, fatto di coraggio, resistenza, orgoglio e del ricordo di tanti eroi che hanno unito il nostro Paese più di Mazzini e Garibaldi, più dell’assemblea costituente e del 25 aprile: Falcone e Borsellino, su tutti. Sono passati trent’anni dalle stragi, e addirittura cinquanta da quando, nel nostro Paese, la strategia della mafia per acquisire potere era solita sequestrare i figli dei grandi ricchi, i rampolli dell’imprenditoria, salvo restituirli illesi previa pagamento di salati riscatti.
Perché non si parla più di mafie?
Cosa è rimasto di tutto questo? Perché non si parla più di mafie come si faceva quando la mia generazione (millennial) andava a scuola?
Siamo proprio lì, nella casistica dell’assordante silenzio: il fatto che di mafie non si parli più tanto come un tempo potrebbe darci l’illusoria percezione che il problema sia stato sconfitto, o quantomeno ridimensionato. In realtà, il muro di omertà da sconfiggere per affrontare a viso aperto queste questioni sembra sempre più spesso. Dopo le mille vicende in cui abbiamo visto con le mani della marmellata esponenti politici locali bi-partisan, fino all’acme segnato dallo stalliere Mangano e il concorso esterno in associazione mafiosa dato a Dell’Utri, entrambi alle dipendenze di Silvio, una raggelante scrollata di spalle sembra aver avuto la meglio. Qualche sospiro amaro sembra aver ricacciato i nostri sogni di un’Italia onesta e pulita nel cassetto da cui provenivano: la mafia nel 2025 c’è eccome, e gode -ahinoi- di eccellente salute.
Libera e il progetto Musica Contro Le Mafie
Povera Patria, Schiacciata dagli abusi del potere, Di gente infame, che non sa cos’è il pudore, Si credono potenti e gli va bene quello che fanno, E tutto gli appartiene…
cantava Franco Battiato nel 1991. Di lì a poco la strage di Capaci, tangentopoli, la fine del pentapartito e l’inizio del Berlusconismo. De Andrè sarebbe tornato sul tema con Don Raffaè, nell’album Le Nuvole del 1994. Ma la mafia nel nostro Paese non subirà più significativi momenti di arretramento, specie nelle dinamiche del potere politico più oscuro (al netto di qualche exploit, come il recente arresto di Matteo Messina Denaro, due anni fa). In questo scenario nacque l’associazione Libera, nel 1995: Da allora si batte contro tutto questo, e nella rete di associazioni attorno al progetto di Libera nacque Musica contro le Mafie, col nobilissimo intento di rilanciare la musica pregna di senso, non semplicemente impegnata, ma veicolando un messaggio forte lotta alla criminalità organizzata e per la giustizia sociale attraverso la musica e la sua energia, positiva e inarrestabile.
“La musica è armonia, e armonia significa accordo. Armonia è quando da una relazione di parti scaturisce qualcosa di diverso e di comune, qualcosa in cui ogni parte si possa riconoscere senza perdere per questo la propria identità… Questo è il senso profondo di MUSICA CONTRO LE MAFIE”
Don Luigi Ciotti
Solo pochi anni fa il magistrato Nicola Gratteri svelava che la potenza della ‘Ndrangheta, per esempio, l’ha portata a gestire il 90% circa del traffico europeo di Cocaina. Pensate che giro d’affari, pensate quanta ricchezza finisce nelle mani sbagliate, e per le ragioni sbagliate.
Prima di sparare, pensa, cantava Fabrizio Moro, ma la mafia è anche molto altro: è corruzione, vilipendio, immoralità. Il crimine ne è solo la più cruda conseguenza. La nostra Italia è stata scossa ancora da innumerevoli momenti di buio, smacco e derisione del buon senso e della morale, e dimostrazione plastica delle nefandezze del potere: pensiamo alla vicenda del Mondo di Mezzo di Roma Capitale, o la vicenda della Terra dei Fuochi che ha inquinato la Campania con le scorie smaltite in modo fedifrago e ripugnante dalle industrie del nord. Da Frankie-HI-NRG a Daniele Silvestri, da Caparezza a Murubutu, in tantissimi hanno continuato a cantare e denunciare gli orrori del nostro Paese.
Ma oggi, nel 2025? La Mafia ha vinto? Verrebbe da chiedersi. Non lo possiamo sapere, ma certamente non ha perso. Noi dalla nostra possiamo solo continuare ad aprire la bocca: per stupirci della bellezza, per parlare, per denunciare quello che vogliamo cambiare e cantare il mondo che abbiamo già in mente. Tuttavia osservando le dinamiche del potere e le acque torbide in cui ristagna il Pianeta Umano, la concentrazione della ricchezza sembra dirci che le mafie e i gangli del capitale globale non sono mai stati così vicini. Viviamo vigili, con la preoccupazione negli occhi, ma con tutta un’altra musica in testa.