Quanto è difficile crescere quando “Pesa tutto il mondo addosso” ce lo dice Bordeaux

Cosa significa diventare grandi?
Ogni giorno è una sfida evolutiva fatta di piccoli grandi passi che ci guidano verso una nuova definizione di noi stessi. E a volte vincere queste sfide è bello, è gratificante. Ma quando sentiamo che queste battaglie ci schiacciano, ecco, quello è il momento in cui ci sentiamo pesare tutto il mondo addosso.
Di questa sensazione così squisitamente evolutiva, angosciante parte di un processo di crescita necessario, Bordeaux ne ha fatto il centro del suo ultimo album dal titolo “Pesa Tutto Il Mondo Addosso”.
Il tema focale è appunto il passaggio all’età adulta come un percorso di crescita e trasformazione, fatto di scelte che definiscono il futuro e di emozioni che ne scandiscono ogni fase. Ogni brano dell’album ci racconta una sfida di questo percorso e vedendolo da una certa distanza, traccia dopo traccia, ci sembra di seguire la protagonista di un romanzo verso la sua evoluzione, la sua crescita. Alla fine dell’album, c’è sempre lo stesso personaggio che abbiamo conosciuto con la prima traccia?
Di crescita e del ruolo della musica in essa ne abbiamo parlato con Bordeaux.
Sui tuoi social scrivi a corredo del brano “Niente di speciale”: “Quando ho scritto niente di speciale pensavo a tutte quelle storie d’amore finite ancor prima di iniziare in cui ha prevalso la paura di scavare di capire cosa c’è nel fondo.”
C’è un aspetto poetico preponderante nella tua musica che cerca di soffermarsi, di stare e cucire un legame vero con le cose piuttosto che accumulare solo esperienze fugaci raccontate in maniera rarefatta. Quanto devi alla tua verità come artista?
Io credo che più un’artista riesce ad essere sincero con se stesso e quindi con la propria scrittura ed emotività e più riuscirà ad arrivare agli altri perché sono fermamente convinta che questa sia l’unica chiave per creare empatia con chi ascolta.
Quindi sì, per me è fondamentale la ricerca della verità, ed è molto difficile essere sinceri e fedeli a se stessi, alle proprie idee ed allo stesso tempo ascoltare ed accogliere idee esterne rendendole costruttive.
Sto ancora lavorando per essere più sincera possibile con quello che scrivo, nel modo in cui lo canto ed in quello che faccio.
Nell’album c’è anche un singolo dal titolo “Pesa Tutto Il Mondo Addosso”, in cui dici “vola ora che non sei sola”. Quanto pesa la solitudine e quanto invece la cerchi nel processo creativo?
La mia esperienza con la solitudine è positiva nel momento in cui sono io stessa a cercarla, per esempio nel processo della scrittura affronto più fasi, nella prima magari mi capita di buttare giù idee in condivisione con qualcun’altro e credo sia bellissimo, poi però arriva il momento x in cui sento di voler stare da sola per leggermi dentro, sperimentare e capire effettivamente cosa voglio davvero tirare fuori con quel brano e per me in quel caso si rivela davvero necessaria la solitudine.
Credo che invece il “sentirsi soli” sia nettamente diverso.
Si tratta più di una percezione interna di disagio e profonda tristezza in cui non ci si sente compresi emotivamente e quindi si tende all’isolamento forzato interiore, perché in quel momento specifico non crediamo che nessun’altro possa empatizzare con il nostro stato mentale e con la nostra storia.
Questo tipo di solitudine direi che pesa parecchio.
“Ci sentiamo soli” anche in mezzo a tante persone nel posto più bello del mondo o con la nostra famiglia o con la persona che amiamo e credo sia un’esperienza profondamente dolorosa da vivere.
“Pesa Tutto Il Mondo Addosso” è appunto anche il titolo del tuo nuovo disco. Già dal titolo si evince che si parlerà di aspettative e ansia sociale. Quali credi siano le sfide che i tuoi coetanei si trovano ad affrontare più spesso oggi? E la musica agisce da liberazione o va anche presa come linguaggio collettivo con codici a cui adattarsi e verso cui avere prudenza?
Credo che nella mia generazione ci sia tanta malinconia rispetto a come venivano vissuti i rapporti umani di qualsiasi tipologia prima del sopravvento dell’iper-connettività collettiva costante.
Credo che oggi sia davvero tanto difficile aprirsi e raccontarsi ma credo sia ugualmente difficile soffermarsi ed ascoltare perché viviamo in un mondo virtuale che va parecchio veloce e che ci ricorda ogni giorno quanto sia necessario non fermarsi mai ed iper-performare per essere considerati individui validi e stimabili dagli altri.
Credo che la musica in questo agisca da valvola di sfogo e che abbia come potere quello di farci comprendere meglio le nostre emozioni semplicemente portandoci a leggerci dentro ed a porci delle domande. Quindi si agisce in un certo senso da liberazione e credo che possa rappresentare il linguaggio universale dell’epoca storica che stiamo vivendo.
Da “Prisma”, il tuo primo EP, a “Pesa Tutto Il Mondo Addosso“: che cosa è cambiato in te come persona e nella tua anima artistica?
In “Prisma” ero sicuramente meno consapevole e mi ricordo di aver preso tutto come un gioco, dovevo ‘buttarmi’ ed esplorare per partire da qualcosa.
Con questo disco sto ancora cercando la direzione ma sono più consapevole di me stessa e del mondo che mi circonda.
Credo sia un disco di transizione che mi porterà verso qualcosa di ancora più chiaro. A livello di produzioni in questo disco c’è molta elettronica e sperimentazione ma ci sono anche ballad introspettive che sono un po’ un’evoluzione di fiori ghiacciati e nodi. Credo ci sia stata un’evoluzione anche nei testi che riflettono la ricerca interna ed il grande periodo di realizzazione che ho vissuto.