NON GUARDARE GIÙ: Tredici Pietro ci racconta il suo nuovo disco

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Tredici Pietro Non guardare giù

In un insolito lunedì di sole a Milano, ci ritroviamo in una stanza illuminata da un tramonto che quasi fatica a terminare e che filtra dalle finestre immense: l’appuntamento è alla Sony Music Italy per Non Guardare Giù, il nuovo disco di Tredici Pietro – al secolo Pietro Morandi, in uscita venerdì 4 aprile.

Pietro arriva e si presenta con un’apparente tranquillità: vorrebbe solo fumarsi una sigaretta, chillare, ma appena gli dicono “oggi comandi tu” la musica cambia, anzi, letteralmente inizia.

È impaziente di farci sentire i nuovi brani. “I singoli Morire, Verità e Serve Amore sono già usciti, vi metto qualcos’altro, partiamo dall’intro”. Fa partire la title track che si spiega un po’ da sé, presentata come un vero e proprio mantra ripetuto. Salta qualche traccia fino a LikethisLikethat totalmente hip hop vecchia scuola fedeli all’urban ma con precisione, versatilità e un tocco di modernità.

Il suono sembra essere fresco, il ritmo è conosciuto ma il sound è nuovo, quello di Tredici Pietro che esplora, sperimenta e si fa spazio all’interno di un contesto musicale spesso scontato e che viaggia velocissimo verso uscite repentine e, spesso, un po’ tutte uguali.

Pietro balla sui suoi versi, rappa le sue barre, è davvero fiero del suo lavoro e l’energia positiva è percepibile per tutta la stanza. Alla fine la sigaretta riesce a fumarsela davvero ma non prima di aver schiacciato play su TEMPESTA, registrata in collaborazione con Lil Busso e gli amici Psicologi. Segue $OLDI DENARO MONETA CA££££HH, vero e proprio pezzo di denuncia sociale. Tutto ciò però si rivela essere solo una piccola parentesi di quello che è realmente il disco.

“Questi sono i pezzi rap/urban, poi il disco va da tutt’altra parte”. Pietro fa partire una chitarra acustica, cosa che effettivamente mi sorprende: EMIRATES è più di una canzone non una ballad, è urban ma anche cantautorato, è un’esperienza. A seguire ascoltiamo GALLEGGIARE, altra traccia riflessiva che racconta l’impossibilità generale ormai tipica di quelli della nostra generazione. Chiudiamo l’ascolto con MILANOcollane, ultima traccia del disco che torna alla dimensione originaria dell’hip hop, ma sempre con una ventata d’aria fresca.

Il titolo, NON GUARDARE GIÙ, si rivela voler essere a libera interpretazione: la sua traduzione, per Pietro, è “non dare troppo senso alle cose”. Ci spiega che il voler necessariamente trovare un senso, un perché a qualcosa, a volte significa un po’ deprimersi, buttarsi giù e cadere in vere e proprie spirali da cui può non essere facile uscire. Non puoi non dare peso a qualunque cosa ma forse, per il proprio benessere psicologico ed emotivo, qualcosa può essere risparmiato dalle preoccupazioni.

NON GUARDARE GIÙ: l’essenziale di Tredici Pietro

Tredici Pietro - Non guardare giù

Il poter scegliere liberamente però fa sì che Pietro ci suggerisca un’altra chiave di lettura, un po’ come il dritto e rovescio delle carte dei tarocchi: per lui NON GUARDARE GIÙ significa anche dare peso alle cose, ma per sé stessi: “in questa stanza siamo tutti qui a inseguire i nostri sogni e ce ne freghiamo del resto, non guardiamo giù”, appunto.

Il disco è versatile, è nuovo. Pietro racconta di quanto fosse importante per lui fare dell’autoanalisi per scoprirsi e capirsi, invece di rilasciare della musica che non percepisse come sua ma come un prodotto quasi automatico, stereotipato e comune.

“Ho cercato di spogliarmi di tutte le cose che fanno tendenza. Qua rappano tutti, per me ormai è una banalità ed è per questo che non mi diverto più. Voglio fare il mio disco con il mio sound, fare un altro tipo di ricerca e scrivere la mia storia senza filtri”.

Ci tiene anche a precisare di quanto la psicoterapia l’abbia aiutato: “la terapia mette in ordine delle cose che a volte sono confuse sia a livello emotivo che, di riflesso, anche a livello artistico. Se ti conosci apri altre finestre, altre prospettive”.

Sulla copertina del disco? Tredici Pietro non ha più bisogno di spiegare.

“Ci sono delle nuvole e niente di più perché vorrei che questo disco arrivasse all’ascoltatore senza troppi giri di parole, senza doverlo spiegare perché parla da sé. La copertina riflette il punto di vista di ognuno di noi: quello che vedi e non vedi lo decidi solo tu”.

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