Mirkoeilcane abbraccia la sua Roma in un intimo live all’Auditorium Parco della Musica

Date a Mirkoeilcane una chitarra e una sala nel cuore di Roma e creerà la sua magia.
Lunedì 24 marzo si è esibito all’Auditorium Parco della Musica di Roma in un concerto intimo ma, anche per questo, davvero speciale. Intimo non tanto per la dimensione della sala, che era comunque totalmente occupata dal pubblico, ma più per l’interazione amichevole tra Mirko e le persone presenti. Si parla, si scherza, si ride, come in una serata tra vecchi amici.
Dopo l’apertura di Lorenzo Santangelo, Mirkoeilcane arriva sul palco con “So cantautore”. Un’autodefinizione quasi sussurrata in un’atmosfera di silenzio accompagna le prime strofe, fatte solo della voce e di pochissimi accordi ripetitivi di chitarra di Mirko. E a chi dice che in Italia il cantautorato è morto basterebbe questo primo pezzo per rispondere.
Ci si inizia a scaldare con “Profili”. Guardandosi attorno le facce del pubblico sono attente, assorte in un ascolto attivo di chi vuole capire e non solo sentire una melodia piacevole. Ci si lascia andare solo alla fine ad un applauso scrosciate al termine del quale Mirko saluta l’Auditorium con un semplice “buonasera”.
Mirkoeilcane sa scherzare col suo pubblico in maniera egregia. Sul termine di “Non mi ricordo più” inscena una piccola telefonata con una ex tra le risate di tutti. “Sai che cercavo sempre questa chiave, l’ho ritrovata! Però OnlyFans l’ho chiuso, stavo tutto il giorno a farmi le foto ai piedi, non ne potevo più.”
L’intero concerto gioca sull’alternanza di toni leggeri e toni profondi, che rappresentano perfettamente i due estremi della sua musica, ma pur sempre resi con pungente ironia.
Sul versante più leggero troviamo brani come “Venissero”, su cui il pubblico diventa pienamente partecipe iniziando a battere le mani a tempo, “Se ne riparla a settembre”, “Francesca e basta”, ma anche “Gusti”. Quest’ultima, in particolare, ha reso molto difficile rimanere seduti sulle poltrone dell’Auditorium, soprattutto quando viene introdotta da Mirko con “Facciamo un po’ di festa!”. Qualcuno tra le prime fila agita le braccia e balla e l’energia si diffonde ben presto di fila in fila.
Quando scendiamo dalla montagna russa della festa arriviamo a toccare note molto intense, su un versante completamente diverso. “Circa una storia” racconta una dolcissima storia d’amore usando similitudini mai banali. Mi giro e vedo una coppia: lei, a un certo punto, appoggia la testa sulla spalla di lui. “Stiamo tutti bene”, uno dei pezzi più famosi di Mirkoeilcane, fa venire il magone verso dopo verso, ed è proprio questo l’effetto che deve fare: una canzone fatta per sbattere in faccia la realtà della migrazione e della morte che parla in toni crudi e reali. Il trittico di canzoni “Giovanni” – “Gesù” – “Il nipote di Giovanni” racconta una storia intergenerazionale tramite un dialogo a tre tra un uomo, il suo Dio e le generazioni dopo di lui, ripercorrendo le ipocrisie della vita sulla Terra.
Durante questo live romano Mirkoeilcane ci sorprende anche con una canzone inedita, “Toro“, uscita alla mezzanotte del giorno stesso. Ironico e pungente come molti degli altri brani, coinvolge per il suo ritmo intenso e sicuramente per il testo, l’oroscopo più brutalmente sincero che ci sia.
Sulle note di “Caro amico ti scrivo” si conclude la scaletta: una lettera a cuore aperto a qualcuno che non può risponderci, che diventa il pretesto per accogliere silenziosamente ogni confessione, ricordo, dubbio. Una cascata di applausi saluta Mirko, che ritorna però sul palco reclamato per un ultimissimo pezzo, un bis di “Gusti”. Qui tutto diventa un grande festeggiamento, con il pubblico che sale sul palco e si avvicina a Mirko: il live diventa di tutti, l’energia si diffonde in una catena contagiosa trasmessa dalla musica e fino all’ultima fila tutti condividono la propria gioia in questa bellissima serata dedicata alla musica e all’autentico cantautorato.