Le metafore dell’Amore per gli Eugenio in Via Di Gioia

Eugenio, Emanuele, Paolo, Lorenzo e l’amore. Un concetto così ampio e al contempo così puro e semplice, che risale fino alle radici primordiali di ogni specie vivente. L’amore non è solo la chimica degli innamorati o il maturo sentimento di due sposi, ma qualsiasi forma concepibile di affetto reciproco atti o pensieri volti al positivo. Banalmente (ma non proprio) forma d’amore è la condivisione di un’esperienza, sia essa una cena assieme, un viaggio o un atto creativo. Un’insieme di metafore che ci aiutano a vivere e ad interpretare la nostra esperienza.
Da queste e molte altre riflessioni è nato “L’amore è tutto”, l’ultimo progetto dei torinesi Eugenio in Via di Gioia. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro dopo l’uscita del disco.
Ciao ragazzi! Sono passati più di due anni dall’uscita di “Amore e Rivoluzione”. Dove siete stati in questo periodo? Come questo “viaggio” ha influenzato la creazione dell’idea per l’album?
Eugenio: Siamo stati in tanti luoghi in realtà, ma il luogo più importante di tutti è stato proprio il nostro studio dove ci incontriamo tutti i giorni e scriviamo canzoni. Alcuni giorni stiamo per i fatti nostri, studiamo, approfondiamo le nostre cose: c’è chi studia Ableton, chi studia Reaper, chi studia filosofia… Però lo facciamo tutti nello stesso luogo! Poi ci cuciniamo un buon pranzo e cerchiamo di pulire lo studio e di rendere la nostra casa un posto accogliente. Sembra assurdo ma in questa normalità abbiamo scoperto la straordinarietà della leggerezza di ciò che portiamo avanti, senza bisogno di raccontare qualcosa per forza distante da noi. La guerra è un’allegoria di ciò che possiamo vivere dentro di noi, così come la pace e i conflitti economici sono delle metafore… Ogni cosa che ci accade, nel piccolo o nel grande, è una metafora di ciò che abbiamo dentro.
Siamo stati anche a Palermo nelle ultime fasi delle registrazioni. Abbiamo amalgamato il sound che in questi 3 anni era molto eclettico perché veniva da produzioni con diversi artisti nostri amici come okgiorgio, Dinu e Duffy.
Emanuele: Ogni brano è nato in maniera diversa, quindi era necessario dargli un po’ di omogeneità.
Partiamo con il brano che apre il disco: “Un’altra America”. Perché avete deciso di usare la metafora dell’America per raccontare l’amore verso sé stessi? E come mai il disco si apre proprio con questo brano?
Eugenio: Abbiamo deciso di aprire il disco con questo brano proprio perché racconta l’amore verso se stessi, quindi apre perfettamente il discorso. Tutte le altre canzoni che arrivano dopo sono delle metafore meno chiare di questo tema. Trovare un’altra America in “Luna”, in “Buio”, in “Stammi Lontano”… “Tutto” invece, la canzone che chiude il disco, racchiude le precedenti canzoni in un unicum.
Per molto tempo abbiamo tenuto “Tutto” come prima canzone proprio perché ci piaceva anche come introduzione: è un flusso di coscienza, un mantra che viene ripetuto all’infinito. Quindi si prestava molto come apertura, ma anche come finale.
Emanuele: Contiene un po’ tutte le tematiche del disco, quindi abbiamo deciso di metterla come saluto finale piuttosto che come spoiler.
Parlando di metafore, degli elementi fondamentali nella costruzione dell’immaginario attorno al disco sono i tarocchi. Come avete interpretato la loro funzione all’interno dei brani e nel significato complessivo del disco?
Eugenio: Le canzoni sono delle metafore e le carte, a loro volta, sono degli ulteriori riassunti di queste metafore perché derivano dalle parole chiave dei brani. Più o meno sono 3 parole chiave per ogni brano e 33 carte in totale. Queste ci aiutano a raccontare l’amore in maniera visiva oltre che uditiva. Lo facciamo anche attraverso la lettura: ai nostri concerti venderemo le carte e lasceremo le istruzioni in modo che le persone possano leggerle da sole o farsele leggere da qualcun altro. Le carte, più che avere una funzione di “previsione del futuro”, hanno invece lo scopo di accompagnare ciò che probabilmente è già dentro di noi come pensiero, conoscenza e inconscio.
Presto arriveranno i firmacopie, i live con il Club Tour e l’esperienza di ascolto immersiva con Agami, giusto?
Eugenio: L’esperienza immersiva con Agami l’abbiamo fatta per il lancio del disco! Abbiamo aperto la possibilità alle persone di preascoltare il disco in svariati luoghi del mondo ed entrando in determinati spazi. Se si avvicinavano, la musica pian piano arrivava. Era un modo per unire metaforicamente le persone senza dirglielo e senza dirselo.
Parlando di fan, spesso avete detto di quanto ritenete importante l’opinione dei vostri fan verso la vostra musica. Che peso hanno queste opinioni sulla vostra visione finale?
Paolo: Secondo me più che un “peso” direi un’”energia” che ci trasmettono. Un’energia già data dai messaggi che ci sono arrivati già oggi (il giorno dell’uscita) alle date piene di gente. Il calore arriva diretto, non c’è uno scalino o una differenza di altezza tra noi e i nostri fan. Con alcuni siamo diventati anche amici! A noi aiuta tanto l’energia e l’affetto.
Eugenio: Ci restituiscono quello che in qualche modo noi cerchiamo di mettere dentro le canzoni e che, come uno specchio, ci ritorna indietro.
Vi è mai capitato che un vostro fan cambiasse completamente la vostra visione su un pezzo?
Emanuele: È successo molte volte che i pezzi venissero interpretati in maniera completamente diversa, ma questo non ci ha causato fastidio. Non ci ha dato la sensazione di essere incompresi, ma ci ha aperto a nuove visioni e ci ha fatto capire nuove cose sui brani e sul significato che pensavamo di aver dato ma che in realtà apriva ad altri scenari. Quando ci sono nuove visioni è sempre bello!
Dopo che è uscito “L’amore è tutto”, chi sono gli Eugenio in Via Di Gioia oggi rispetto a ieri?
Emanuele: Siamo maturati, più consapevoli, amorevoli e tranquilli nel raccontare noi stessi senza nessun tipo di barriera. La voglia di entrare nell’intimo delle nostre emozioni senza rinunciare all’ironia che è sempre stata nostra. Questa unione ci fa piacere perché è arrivata in modo naturale.
Eugenio: Come dice la prima canzone, è come se il nostro Io adulto si fosse incontrato con il bambino.